AUDIZIONE UAMA, Spadoni (M5S): “Quanto valgono i diritti umani rispetto agli interessi economici? Trasparenza e legalità. No armi ai paesi in guerra”.

++AUDIZIONE UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento)++
Spadoni (M5S): “Quanto valgono i diritti umani rispetto agli interessi economici? Trasparenza e legalità. No armi ai paesi in guerra”.

Si è svolta stamattina l’audizione, tanto attesa, del Ministro Plenipotenziario Francesco #Azzarello presso il Comitato permanente sull’attuazione dell’agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, che presiedo.
Si tratta del responsabile dell’Autorità nazionale #UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che si occupa quindi del controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento disciplinato dalla famosa legge 9 luglio 1990, n.185.
Uno degli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile è dedicato alla promozione di società pacifiche ed inclusive ai fini dello sviluppo sostenibile: entro il 2030, ridurre in maniera significativa il finanziamento illecito e il traffico di armi.
Ma come metterlo in pratica e raggiungerlo?
I rappresentanti della società civile e dei centri di ricerca attenti al commercio di armi sono stati negli ultimi anni trascurati dal Governo e in particolare dall’UAMA, che allo stato attuale si trova sotto il Ministero degli affari esteri e della cooperazione italiana (#MAECI).
Qui di seguito le mie domande con le relative risposte del Ministro Azzarello.

– Quanto valgono i diritti umani rispetto agli interessi economici? Perché il Governo italiano continua a vendere armi all’Egitto o all’Arabia Saudita (solo qualche esempio) violando la legge 185 del ’90 e la normativa internazionale (trattato sul commercio delle armi Arms Trade Treaty, A.T.T.)?
“L’UAMA verifica se lo stato di guerra sia accertato nei paesi verso cui esportiamo armamenti. Ci muoviamo sotto un profilo di coordinamento, seguendo e rispettando la posizione comune e delle Nazioni Unite”.
IN POCHE PAROLE: le Nazioni Unite ci dicono che l’Arabia Saudita (che ricordo è impegnata da 2 anni in bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile in Yemen) è buona e giusta e noi vendiamo.

– Come tutelare la trasparenza e il controllo parlamentare su questi commerci? La Relazione annuale che arriva alle Camere è ormai incomprensibile e mancano dati fondamentali, come un allegato (allegato C) che dovrebbe elencare i Paesi che si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani! Con la modifica della legge 185 le banche, ora, non sono neanche più obbligate a chiedere l’autorizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, indispensabile strumento di verifica e di trasparenza, per i trasferimenti bancari collegati a operazioni in materia di armamenti in quanto allo Stato basta una semplice comunicazione via web delle transazioni effettuate!
“L’Uama dà un codice per le operazioni sia al MEF che alle Dogane, ma non lo comunica nella Relazione al Parlamento. Non possiamo mettere tutti questi dati nella Relazione. Ma ammettiamo che potrebbe servire per la tracciabilità. Ci rifletteremo. Ammetto anche che l’applicazione della legge è complessa per noi: è un settore sotto l’occhio vigile di tutti, e le amministrazioni coinvolte sono tante. Sull’Allegato C confesso che non lo ricordo. Ne prendiamo nota. E’ una cosa dovuta. Una mancanza in buona fede a cui porremo rimedio”.
IN POCHE PAROLE: c’è un codice che serve a tracciare le operazioni, ma viene dato al MEF e non viene incluso nella relazione al parlamento.

– Quanti dinieghi alle autorizzazioni?
“Nel periodo 2015-2016 abbiamo cercato di gestire i rapporti con gli operatori, ovvero le aziende e le società, in maniera trasparente e costruttiva. Tendiamo ad evitare dei dinieghi formali perché questi vanno nella banca dati UE. Bisognerebbe discutere sull’uso, da parte degli altri paesi, della banca dati UE. Solitamente facciamo un preavviso di diniego e l’operatore può ritirare l’istanza oppure richiedere il diniego formale. Questo andrà registrato nella banca dati per 3 anni. Di conseguenza un altro paese UE, se il materiale richiesto è identico, svolgerà delle consultazioni e valuterà se autorizzare quell’esportazione o meno. Il diniego dovrebbe impedire il commercio, cosa complessa politicamente parlando”
IN POCHE PAROLE: nessun diniego formale.

Continueremo nel monitoraggio e nel controllo parlamentare dell’import export di armi. Non accettiamo che un tema cosi importante venga messo in secondo piano. O si scelgono i diritti umani, o il profitto.

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