Egitto: M5S, da governo 45 mln per riconvertire debito. Così umilia famiglia Regeni “Appalti registrati su sito Aics e poi sbianchettati”

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“In questi giorni è successa una cosa molto strana. Premettiamo che da alcuni anni l’Italia porta avanti un programma di riconversione del debito con l’Egitto per una cifra di circa 100 milioni di dollari. Dopo il caso Regeni ci saremmo aspettati una interruzione del programma, invece a quanto sembra il programma non è stato mai interrotto. O almeno questo è quello che si legge sui giornali locali egiziani e sui siti governativi del Cairo”. Lo dichiara la deputata M5S della Commissione Affari Esteri Maria Edera Spadoni, che aggiunge: “Appreso ciò, ci siamo immediatamente attivati per presentare una interrogazione al governo, la cui risposta ci sembra tuttavia piuttosto ondivaga. Quel che è strano, infatti, è che in un primo momento l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) aveva pubblicato sul proprio sito un bando per la costruzione di 10 Silos in Egitto per un valore di 45 milioni (la società esecutrice era la Egyptian holding company for silos and storage, una partecipata del Ministry of supply and internal trade egiziano), progetto che rientrava nel programma di riconversione del debito di 100 milioni di dollari sopra citato. Successivamente alla nostra interrogazione sul sito dell’Aics, prima privo di collegamenti ipertestuali, compare però ora – continua la Spadoni – l’annullamento della gara d’appalto. Cioè, nel giro di pochi giorni qualcuno da Palazzo Chigi deve aver dato indicazione di sbianchettare la gara”. “E’ inoltre curioso poi, notare che all’interno dello stessa pagina dell’Aics tutti i bandi relativi all’Egitto siano stati improvvisamente annullati quando è possibile reperire i documenti timbrati e firmati sul sito European Union Joint Rural Development Programme, prova dell’avvenuta assegnazione delle risorse alle società vincitrici dell’appalto. Qualche dubbio nasce, quindi. E chiediamo al governo di essere più esplicito nella risposta, perché – conclude la deputata – quella che ci è stata fornita oggi non può ritenersi in alcun modo sufficiente”.

 

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