ROMA, 22 NOVEMBRE 2021- “A dieci anni dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, mi voglio soffermare sull’articolo 6 che invita le parti a promuovere e attuare politiche volte al raggiungimento dell’uguaglianza tra donne e uomini e all’emancipazione delle donne. In questa direzione va la legge sulla parità salariale licenziata anche dal Senato la scorsa settimana; grazie all’impegno di tutte le colleghe è stato raggiunto un bel risultato per contrastare il divario retributivo di genere. Questa legge è frutto di un lavoro collettivo portato avanti in Parlamento, che ha raccolto gli spunti di diverse proposte di legge che sono state presentate sullo stesso argomento, tra cui quella della mia collega Ciprini” ha dichiarato la Vicepresidente della Camera dei Deputati Maria Edera Spadoni prima firmataria della proposta di legge per la ratifica di Istanbul, durante il suo intervento al convegno “La convenzione di Istanbul dieci anni dopo” organizzato dall’Intergruppo per le donne della Camera dei Deputati.

“Secondo i dati di Bankitalia23, le donne in Italia possiedono in media il 25 % in meno delle risorse economiche rispetto agli uomini e questo divario aumenta fino al 50 % nelle coppie. Il problema è sicuramente culturale, incentivato da stereotipi ancora purtroppo attuali. La donna che è predisposta a fare determinati lavori rispetto ad altri è un concetto ancora difficile a morire. È necessaria un’educazione all’affettività e al rispetto del prossimo, fin dai primi cicli di studio” ha continuato la Vicepresidente.

“È inoltre paradossale se penso che qui, oggi, nonostante le legittime divergenze politiche, siamo tutte l’esempio vivente che una donna può diventare qualsiasi cosa e raggiungere ruoli da leader. E anche la Camera dei Deputati ha voluto mandare il suo messaggio promuovendo iniziative per sensibilizzare le persone su un tema che non deve essere ricordato solo in prossimità del 25 novembre. Penso alla sala delle donne, idea nata dall’allora presidente Boldrini, o alla panchina rossa presente nel cavedio di Montecitorio, installata grazie al supporto di tutti i gruppi al mio ordine del giorno al bilancio Camera di due anni fa” ha dichiarato la deputata del MoVimento 5 Stelle.

“Inoltre la Camera ha inserito, prima tra tutte le Istituzioni, l’analisi di impatto di genere sulle proposte di legge. Al fine di dare attuazione dell’ordine del giorno al bilancio Camera nel 2020, la documentazione predisposta dal Servizio Studi della Camera per l’istruttoria legislativa delle proposte di legge di iniziativa parlamentare è stata arricchita, a partire dall’8 marzo 2021, di uno specifico paragrafo dedicato all’Analisi di impatto di genere. Il Parlamento italiano è, a livello internazionale, tra i primi a muoversi in questa direzione” ha affermato Spadoni.
“Importante anche il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere (2017-2020) emanato dal Governo, che si fonda su quattro linee di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, repressione dei reati, assistenza e promozione. Quanto alla prevenzione e repressione dei reati voglio ricordare la Legge Codice Rosso, che consente la rapida applicazione delle misure di protezione per i reati violenti contro donne e minori. Il Codice Rosso è una legge che ha una funzione altissima perché tutela fortemente le vittime e grazie alla sua entrata in vigore molte donne riescono a trovare il coraggio di denunciare”.


“Avrete certamente letto di Cecilia, la ragazza accoltellata a morte nella notte tra venerdì e sabato a Reggio Emilia, la mia città. Il 4 novembre nella sentenza di patteggiamento, l’omicida è stato condannato a 2 anni di reclusione, pena sospesa. È evidente che esiste un sistema che fa acqua da tutte le parti se dopo più arresti e violazione della misura di divieto di avvicinamento un uomo è riuscito comunque ad ammazzare una donna che con coraggio aveva deciso di denunciare. Nonostante tutte le misure introdotte, in primis il Codice rosso, assistiamo a questi tragici eventi. È ora di finirla. Il patteggiamento non può esistere se infrangi la legge e sei un rischio per un altro essere umano. Il legislatore può fare leggi a tutela delle donne, può inasprire le pene, ma è responsabilità anche di chi pronuncia le condanne rendersi conto che c’è un allarme sociale e che le donne devono essere tutelate e protette. Ogni donna ammazzata nonostante gli avvertimenti e le denunce è una tragedia per l’intera società e una sconfitta dello Stato” incalza la deputata.

“Altro provvedimento ultimo, in ordine di tempo, è la proposta di legge che amplia alle donne vittime di violenza le categorie protette, previste dalla legge del 12 marzo 1999 e che riguarda quelle persone che hanno diritto a una quota di assunzioni da parte delle imprese con oltre 51 dipendenti. La proposta di legge è stata calendarizzata e verrà discussa nei prossimi mesi. Se approvata, sarà un nuovo passo in avanti per il nostro Paese. La strada è ancora in salita, nonostante le battaglie e le conquiste che abbiamo ottenuto. Ma la vittoria sta nella forza e nella perseveranza e sono convinta che, insieme, riusciremo a raggiungerla” ha concluso Spadoni.