kurdistan kurdistan 3 kurdistan4 811117151_20482

Dal 3 al 5 novembre ho fatto parte della delegazione inviata a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per una due giorni di incontri dedicata in particolare ai temi umanitari. Della missione, guidata dal presidente della Commissione Affari esteri Camera, Fabrizio Cicchitto, hanno fatto parte anche Maria Chiara Carrozza (Partito democratico) e Mario Marazziti (Popolari per l’Italia). Insieme al diplomatico italiano, ambasciatore a Baghdad Massimo Marotti, siamo stati sensibilizzati in particolare sulla situazione degli sfollati e delle donne yazide che in migliaia sarebbero ancora nelle mani dello Stato islamico.
Importante, in questo senso, è stata la visita a un campo profughi nei pressi di Erbil e l’incontro con la deputata Vian Dakhil, unica rappresentante della comunità yazida all’interno del parlamento iracheno. Abbiamo espresso massima attenzione e disponibilità ad aiutare le autorità curde nella gestione della crisi e abbiamo incontrato il presidente del Parlamento, il ministro dei Peshmerga, il capo di gabinetto del Presidente della Regione curda, e il maggiore dirigente del partito membro della coalizione di governo, il PUK. Si sono, inoltre, tenuti incontri con il presidente del Consiglio della provincia di Ninive, con il Patriarca capo della Chiesa cristiano-caldea e con gli arcivescovi caldei di Mosul ed Erbil. E’ stato lanciato un appello ad un aiuto internazionale in ambito umanitario al fine di fare fronte, sopratutto in vista dell’arrivo dell’inverno, all’emergenza dei circa 1.5 milioni di sfollati interni che si sono riversati nel Kurdistan iracheno e che sono stati accolti in campi rapidamente allestiti e attualmente gestiti da organizzazioni internazionali, Unicef in primis, e organizzazioni non governative. Una delle associazioni incontrate è stata anche Warvin Foundation for Women’s Issuesche si occupa della situazione delle donne curde per la tutela dei loro diritti e la loro emancipazione.

Ribadisco la posizione del M5S:

a)      spingerà per supporto agli sfollati e per aiuti umanitari;

b)      si farà promotore di creare progetti psicologici specifici per le donne vendute/violentate;

c)      offrirà supporto in termini di training di ingegneri locali per sminamento;

d)      offrirà equipaggiamenti difensivi;

e)      non appoggerà nessuna compravendita, scambio, o offerta di armi e munizioni;

f)        non supporterà solo una parte di sfollati ma tutti senza fare distinzioni tra minoranze religiose.

Dare armi è una politica fallimentare. Bisognerà spingere per l’apertura dei corridoi umanitari e valutare le responsabilità dei vari paesi: capire il ruolo di Qatar e Arabia Saudita. Compattezza negli aiuti umanitari e supporto alle azioni di sminamento ma nessun invio di armi, questa la nostra posizione.

Al momento l’emergenza sono gli sfollati che non riusciranno a passare l’inverno nelle condizioni in cui sono. Diffonderemo il più possibile l’appello delle Nazioni Unite che ipotizzano 173 milioni di dollari di spesa (acqua, cibo, vestiti).

 

 

Conferenza stampa venerdì 7 novembre h 10.30:

http://webtv.camera.it/conferenze_stampa