Oggi entra in vigore la Convenzione del Consiglio d’ Europa – sono la prima firmataria della proposta di legge di ratifica- sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, meglio conosciuta come Convenzione di Istanbul.

L’Italia è stata tra i primi paesi europei a fare propria la Convenzione, ratificandola con la Legge 27 giugno 2013, n. 77. Questa Convenzione prevede il perseguimento penale degli autori del reato, nonché l’ elaborazione di politiche in materia di lotta contro la violenza verso le donne inclusa quella domestica.

 

Un ottimo risultato sulla carta per l’ Italia. Tutti i gruppi politici espressero soddisfazione e si spellarono le mani a suon di applausi. Ma intanto a che punto siamo? Non è ancora pronto il piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere e manca anche  un interlocutore, un Ministro/a per le Pari opportunità in quanto la delega è stata assegnata al Presidente Renzi che non avrà sicuramente tempo per dedicarsi a questo, impegnato com’ è in questi mesi, a rompere i delicatissimi equilibri democratici fissati nella nostra Costituzione. A tal proposito la collega Giulia Di Vita ha lanciato una  petizione per la nomina di un/a Ministro/a per le pari opportunità.

 

A livello legislativo è stato dunque raggiunto un importante obbiettivo, ma  andiamo ad analizzare il riparto dei fondi destinato alla violenza contro le donne stanziati dalla famosa legge contro il femminicidio (L. 119/2013). I fondi ammontano circa a 16 milioni e mezzo così ripartiti: 5.4 milioni accantonati per progetti futuri, 8.8 milioni destinati al Fondo nazionale per le politiche sociali, 1.1  per i centri antiviolenza e 1.1 per le case rifugio.

 

L’ 80% va quindi al Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS) , fondo di finanziamento specifico degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie. Dato che le risorse nel FNPS finanziano due aree di intervento -da una parte interessano i  trasferimenti economici alle persone e alle famiglie che vengono gestiti tramite l’ INPS e dall’altra vanno a finanziare la rete integrata dei servizi sociali territoriali- siamo sicuri che questi fondi del FNPS siano destinati ESCLUSIVAMENTE alla prevenzione della violenza contro le donne?

Sto predisponendo un atto di sindacato ispettivo per appurare proprio questo.

Spero vivamente che il  1 agosto rappresenti un reale cambiamento per donne. Il Movimento non abbassa la guardia.

 

Maria Edera Spadoni

Cittadina alla Camera dei Deputati

Movimento 5 Stelle