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L’approvazione della riforma della legge sulla cooperazione internazionale è un successo di cui andiamo orgogliosi, giunto grazie al nostro contributo dopo sei legislature di tentativi falliti.

Siamo riusciti infatti ad ottenere, tra le altre cose, il divieto di partecipazione ai progetti per tutte quelle banche e imprese che commerciano in armi, l’indicazione dettagliata dei finanziamenti onde evitare che i fondi destinati finiscano in ‘programmi fantocci’, nonché la sostituzione dell’acronimo APS (aiuto pubblico allo sviluppo) in CPS (cooperazione pubblica allo sviluppo).

Un passo decisivo, un salto culturale, perché riteniamo ingiustificabile il ricorso all’utilizzo di terminologie quali ‘aiuto’ che ancora oggi sembrano descrivere il sostegno ai Paesi più in difficoltà come una forma caritatevole di beneficenza.

Dispiace tuttavia appurare che il Pd non abbia perso occasione per dimostrare il suo clientelismo anche sulla designazione dei vertici della futura agenzia che si andrà a costituire con l’entrata in vigore della legge.

Durante il dibattito in aula abbiamo infatti chiesto che la direzione fosse affidata tramite bando pubblico, seguendo così un principio di totale trasparenza, ma -coloro che oggi si fanno chiamare ‘democratici’ hanno posto il proprio veto. A dimostrazione che il Pd, anche nella cooperazione, vuole un’agenzia di nominati.

Di seguito potete leggere tutte le nostre proposte diventate legge nell’ambito della riforma sulla cooperazione:

1. Il coinvolgimento delle comunità locali nelle iniziative di cooperazione;

2. L’indicazione dettagliata, nel documento triennale di programmazione, dei progetti finanziati e del loro esito, dei criteri di efficacia, economicità e coerenza adottati;

3. L’indicazione delle retribuzioni di tutti i funzionari delle amministrazioni pubbliche e dei titolari di incarichi di collaborazione o consulenza;

4. L’evidenza pubblica nella procedura di selezione del direttore dell’agenzia che seguirà i progetti;

5. La promozione di programmi di educazione ai temi dello sviluppo, anche in ambito scolastico, e di iniziative volte all’intensificazione degli scambi culturali tra Italia e i paesi partner;

6. Il divieto di partecipazione di banche e imprese che commerciano in armi a progetti di cooperazione;

7. La speciale attenzione alle piccole e medie imprese per concedere crediti agevolati;

8. La sostituzione dell’acronimo APS (aiuto pubblico allo sviluppo) in CPS (cooperazione pubblica allo sviluppo);

#lasfidaèlosviluppo

 

 

Commissione Affari esteri e comunitari M5S

Camera dei Deputati

 

 

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/esteri/2014/07/riforma-cooperazione-successo-m5s-le-nostre-proposte-diventate-legge.html