Apprendo con molta preoccupazione la notizia secondo cui, a causa del nuovo Isee, ben 300 famiglie reggiane sono a rischio relativamente gli alloggi pubblici.

Il M5S non ci sta. Dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato il governo è stato messo all’angolo e adesso con la nostra mozione vogliamo inchiodarlo al rispetto dei diritti: le provvidenze assistenziali non possono e non devono essere inserite tra le voci del reddito utilizzate per il calcolo dell’Isee.

Lo affermano Maria Edera Spadoni e i deputati M5S in commissione Affari Sociali commentando la discussione generale alla Camera sulla mozione Isee, a prima firma Giulia Di Vita, la cui calendarizzazione in Aula è stata fortemente spinta da tutto il Gruppo pentastellato.

Da parte del Pd è stato riscontrato un atteggiamento che, francamente, appare bipolare: dopo aver avallato per anni le decisioni del governo su questo tema, in Aula i democratici hanno cercato di scaricare le responsabilità rispetto a quanto avvenuto sul Decreto Monti – che ha modificato il calcolo dell’Isee -, da loro votato e portato a compimento. Inoltre hanno annunciato che presenteranno una loro mozione attraverso la quale richiedere il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato e il risarcimento dei cittadini danneggiati. Peccato che il loro Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, abbia dichiarato che il governo non intende procedere ai risarcimenti. Certamente nel Pd dovrebbero chiarirsi meglio le idee.

L’insistenza con la quale il M5S ha richiesto la calendarizzazione della mozione è dovuta a un motivo molto semplice: non ci fidiamo di Renzi e Poletti. Infatti, dopo la battaglia condotta dal governo per inserire le provvidenze assistenziali tra le voci del calcolo dell’Isee adesso vogliamo leggere nero su bianco l’impegno per l’abrogazione da parte dell’esecutivo. Un impegno che deve essere chiaro e complessivo. Soprattutto, il campo deve essere sgombrato da dubbi e va chiarita la necessità di rimborsare quei numerosi cittadini che, a causa di quel calcolo disonesto, non hanno potuto accedere a servizi sociali.