Recep Tayyip Erdogan

Domenica la polizia turca ha effettuato una serie di arresti nell’ambito di un’operazione lanciata contro esponenti politici e giornalisti legati a Fethullah Gulen, acerrimo nemico del premier Erdogan. Il blitz in 13 città turche ha portato in carcere almeno 27 persone, compresi i dirigenti di un canale televisivo vicino a Gulen, ed emerge un totale di 32 mandati.

Questa la Turchia censurata di Erdogan. Non dimentichiamo la protesta di Gezi: ormai non è più una lotta tra laici contro religiosi, ma un confronto acceso tra il desiderio di libertà e l’autoritarismo. Erdogan ha definito twitter, e in generale i social media, il male della società, uno strumento ovviamente fondamentale nell’organizzazione delle proteste.

Si tratta quindi di un’altra tranche della guerra tra Erdogan e Gulen, accusato di voler organizzare un golpe utilizzando la propria influenza su magistrati, poliziotti e giornalisti che ha portato a una maxi inchiesta giudiziaria e una serie di arresti nel dicembre 2013.

Una Turchia autoritaria che viola la libertà di stampa e di pensiero non può far parte dell’Unione Europea, una Turchia al 154 posto della classifica mondiale della libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere, che contrattacca dicendo pubblicamente “(l’UE) Pensi ai fatti propri”. 

La nostra Costituzione ce lo ricorda (art.21), come gli stessi principi a livello internazionale.

I rapporti commerciali con la Turchia sono eccellenti, rappresentiamo un partner fondamentale in settori d’importanza strategica, quali bancario, energia, macchinari, automotive, infrastrutture e costruzioni, industria della difesa, tessile e abbigliamento, alimentare, elettrodomestici, chimico ecc.

Mi auguro che i diritti dei cittadini turchi prevalgano rispetto ai nostri interessi e la condanna dell’Unione Europea sia concreta e non di facciata.

La Turchia deve portare avanti delle vere riforme legali per migliorare la libertà di espressione e di stampa: questo il nostro aut aut.

Maria Edera Spadoni